mercoledì, 06 agosto 2008
23:34

Quel qualcosa è una discussione, capitatami fra capo e collo questo pomeriggio. Ma andiamo con ordine.
Sono stata assunta dal supermercato in cui lavoro come sostituzione maternità, e quando la ragazza che sostituivo è tornata mi hanno mantenuta per aiutare durante il periodo delle ferie.
Questa ragazza, che chiameremo "C."
, l'avevo incontrata di striscio ai tempi in cui avevo lavorato nel reparto come promoter, ma a parte questo non serbavo alcun ricordo di lei. Alla vigilia del suo ritorno un collega mi aveva preoccupata un po' dicendomi che secondo lui non saremmo d'accordo. Il motivo? Non aveva voluto spiegarsi bene, buttando lì qualche frase poco chiara sul carattere di lei
ed io avevo abbozzato, definendomi ottimista. E lo ero.
Insomma C. torna, e iniziamo a lavorare insieme. Si dimostra molto gentile, senza peli sulla lingua (il che per quanto mi riguarda è un pregio) ed estremamente attiva
irrefrenabile direi
grandissima lavoratrice, ai limiti della pignoleria. Comunque andiamo d'accordo, tanto che chiacchieriamo volentieri e lei mi chiede persino alcuni consigli estetici.
In questo modo trascorrono tre mesi, ed arriviamo ad oggi.
Arrivo al lavoro, sistemo il sottoreparto di cui sono responsabile e arriva l'ora di andare in pausa. Mentre mi dirigo verso l'ingresso dipendenti vedo arrivare lei, e le sorrido a mo' di saluto. Lei ricambia con un sorrisino tirato, ma io non mi ispospettisco perché il suo modo di fare è sempre leggermente nervoso, perciò continuo tranquilla e placida per la mia strada. Mi riposo e torno giù.
Al mio ritorno la trovo in una corsia a fare caricamento, ed io mi dirigo verso il mio gioco elettronico. Prendo una decina di titoli e li porto al box dove lavoriamo (che intanto era rimasto scoperto, per questo decido di stare lì a sistenare i titoli piuttosto che farlo direttamente in corsia), dove mi metto a stampare i prezzi fra un cliente e l'altro (stando al box, il compito di servire i clienti spettava a me).
Dovete sapere che i titoli esposti senza placca di plastica vanno reggiati, il che significa che vanno avvolti con un nastro di plastica fissato a caldo che dovrebbe impedirne l'apertura e quindi il furto, e questo nastro va fissato tramite un'apposita macchina chiamata reggiatrice, macchina che solitamente tengono i ragazzi del reparto elettrodomestici, e che quindi pnsai di portarmi lì, a mio uso e consumo mentre allo stesso tempo potevo tenere controllato il reparto. Faccio per andare a prenderla che vedo C. portarla verso di me ("nemmeno mi avesse letto nel pensiero", penso
) e mettersi a reggiare qualcosa che non riesco a vedere, perciò mi avvicino per calcolare se aspettare o meno a propormi di reggiare le mie (che erano poche cose). Non faccio in tempo ad avvicinarmi (sul serio, saranno stati sì e no 5 secondi) che lei scatta, chiedendomi in malo modo cosa volessi. Io rimango un attimo stupita (ma potevo aver frainteso il tono) e rispondo che stavo vedendo se reggiare o meno, ma che non c'era problema, l'avrei fatto dopo. Lei mi aggredisce, chiedendomi ripetutamente cosa volessi (ma non te l'ho appena detto?
) ripetendo continuamente che LEI aveva altro da fare eh
e infine lasciandomi la macchina, concludendo con un "così almeno fai qualcosa" 

Ora, naturalmente io rimango ben stupita da questo atteggiamento, e reggio in silenzio le mie quattro cose, con l'intenzione di chiarire quanto prima se ci fossero o meno problemi. L'unica cosa veramente scocciante era che, non si può dimenticare, eravamo in pieno supermercato... E davanti ai clienti non si discute, punto.
Perciò faccio le mie cose le vado incontro nella corsia dove stata lavorando, chiedendole con il tono più tranquillo che poteva se ci fosse qualcosa che non va.
Lei sbotta, aggressiva. Mi dice (o meglio, urla) che secondo lei io rubo i soldi all'azienza
che non devo preoccuparmi, tanto presto mi lasceranno a casa
, che non faccio ciò che devo, che il direttore ha trovato la gabbia dove sono contenuti i videogiochi in magazzino tutta in disordine, e la colpa era mia (peccato che la gabbia sia di un collega, e che io gestisca solo un picccolo scaffale) e altre cose simili 
Visto che la gentilezza sembrava non avere alcun effetto, anch'io dopo lo sconcerto sono passata sulla difensiva: le ho detto di non ricordare di aver visto il suo nome sulla mia ultima busta paga, che non aveva diritto come mia pari di farmi la ramanzina, che stavo lavorando come lei (i clienti chi li serve, l'uomo invisibile?
) ma il tutto con calma, con tono di vice il più possibile ragionevole e tranquillo. Il che naturalmente non ha funzionato 
Perciò ho concluso dicendole che secondo me aveva dei problemi e di darsi una calmata. E qui stop, non mi ha più rivolto la parola e non mi ha salutata quando me ne sono andata a fine turno, non rispondendo al mio saluto.
Il mondo è pieno di gente strana, eh. 
martedì, 05 agosto 2008
02:18
è che il bagno minacciava seriamente di prendere vita e colonizzare prima la città e poi l'intero globo terracqueo se non mi fossi finalmente decisa a dargli una ripulita
) con l'ipod nelle orecchie, e fra una ramazzata e una sciacquata mi sono messa a pensare a quando ero una ragazzina. Avrò avuto sì e no 14 anni e venivo pesantemente presa in giro a causa del mio aspetto, e questo non è un segreto per chi legge le mie pagine perché ne parlo abbastanza spesso. Però i ricordi appaiono sotto una luce diversa ora, che ci penso un po' sopra con obiettività.
I miei "aguzzini", se mi passate il termine insidioso e un po' esagerato, erano tutti ragazzini della mia età o al massimo di qualche anno più grandi. Solitamente bellocci, mediamente capaci nello studio (non troppo svogliati da rischiare l'anno, non troppo voleneterosi per rischiare di essere considerati dei secchioni e, quindi, degli sfigati), abbastanza considerati a livello sociale. Le vittime io e chi, come me, era bruttino, sveglio e non molto capace a trattare con il suo prossimo. Debole. Una preda perfetta.
Perché in realtà i bulletti non erano cattivi, e credo in fondo di averlo sempre sapito. Erano ragazzini immaturi, stupidotti, forti del branco e del loro status di "belli". Ed è qui che si giunge al punto.
I belli. I belli sostanzialmente nascono tali (tranne poche eccezioni), e quindi sono abituati sin da subito ad un trattamento di favore. Chi di noi non ha mai esclamato "che bei iccioli!" davanti ad una bimbetta particolarmente somigliante ad una bambolina, o "che occhi!" guardando gli occhioni sproporzionatamente azzurri di un neonato? Sarà capitato a tutti, almeno una volta. E' una cosa spontanea, commenti innocui che però quando sono numerosi diventano abitudinari, scontati, dovuti. Il bambino cresce quietamente consapevole del proprio bell'aspetto, imparando inconsciamente a sfruttarlo (dai ammettiamolo: istintivamente tendiamo a considerare più piacevoli e simpatiche le persone di bell'aspetto, e non c'è nulla di cui vergognarsi) e a considerare chiunque non lo possegga come una persona più sfortunata. Finché non cresce.
Durante l'adolescenza bisogna affermarsi, si deve trovare il proprio posto, farsi degli amici, restare all'interno del gruppo. E' in questo momento che la personalità di una persona viene a crearsi definitivamente, ed è qui che scatta per la prima volta l'equazione inconscia brutto = inutile.
E' così. Non è per cattiveria. I ragazzotti non sono cattivi, semplicemente non ci pensano. Non credono di ferire, e nemmeno interessa loro l'idea perché dai, dopotutto stiamo parlando di un brutto, di una persona senza valore.
Un brutto è antipatico per principio, perché veder parlare dei denti gialli non piace a nessuno
le sue idee hanno una scarsa importanza, il tempo lo si impiega ad ascoltare i belli e i famosi all'interno del gruppo. Il brutto deve stare in disparte, non rovinare la visuale, non rompere le palle con i suoi ragionamenti inutili. Una ragazza brutta non può nemmeno guardarli, i ragazzi. Se è mediamente intelligente lo saprà da sé di non avere alcuna possibilità, ma le verrà comunque ricordato continuamente non per cattiveria, ma perché sta lì. Capita, la vedi. Ti viene in mente che fa schifo e allora viene naturale comunicarglielo.
Una persona brutta non ha dignità. Per un bello no. E' questa la parte peggiore della faccenda.
Lo vedo anche oggi, ancora succede. E mi fa rabbia.
domenica, 03 agosto 2008
01:17
Sono dappertutto.
sabato, 02 agosto 2008
02:22
E' che in fondo, parlare di me non mi piace. So che potrà sembrare un tantino incoerente dirlo sul mio blog, da dove da quattro anni vi appesto con i miei piccoli drammi quotidiani
ma dal vivo è diverso.
Non è vergogna per ciò che sono (anche se qualche imbarazzo verso alcune mie azioni rimane), è che certe cose mi rimangono lì, ferme nella gola.
E mi sento umiliata quando vengono fuori.
Quando ne devo parlare, fosse anche solo in due parole.
Naturalmente lo faccio, ma non mi spiego come vorrei e vengo fraintesa.
E maledizione, devo trovare un modo per acquisire un po' più di fiducia in me stessa.
Perché lo so benissimo che scherzano (sì?), ma a volte rimango comunque male. E mi innervosisco. Con me.
Se fossi sicura di me non mi tangerebbe nulla.
Se fossi sicura di me avrei più senso dell'umorismo.
Se fossi sicura di me probabilmente questo spazio non esisterebbe.
Ed io sarei felice in maniera un tantino più stabile.
Tant'è.
venerdì, 01 agosto 2008
22:04
Io Aphnea la strozzo. *_*
Sul serio, eh.
giovedì, 31 luglio 2008
23:06
Così saremo assieme per l'anniversario! 
A tutto ciò che succederà dopo, non voglio più pensare. Almeno provarci. Perché è inutile, non posso sapere come andranno le cose e quanto tempo impiegheranno a fare il loro corso...
Perciò mi godo il momento.
mercoledì, 30 luglio 2008
23:12

Sì. Sono io. 
ed anch'io lo sospettavo fin dall'infanzia, dai. E' qualcosa con cui si nasce. Non un vanto, non una vergogna. Un modo di essere.
E sto persino pensando di farmelo tatuare... Prenoterò il tatuatore a dicembre, se sarò ancora dell'idea. Mi lascio questi quattro mesi per ponderare, per vedere se si tratta di un capriccio del momento, visto che un tatuaggio è indelebile e si deve quindi essere più che sicuri di ciò che si fa.
Io un'idea della posizione in cui sarà ce l'ho. E non è nulla di scabroso 
Intanto cerco un buon disegantore che tracci la scritta... Incurable Vamp. Con qualche svolazzo, s'intende.






